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Il mattino dopo Il commissario, accompagnato inesorabilmente da Suor Paola, andò in ospedale e prima di andare nella camera di Martha, disse al medico che volente o nolente la suddetta testimone doveva dare delucidazioni su cose che erano ancora oscure. Il medico, pur a malavoglia diede il suo consenso, ma a patto che ci fosse presente un'infermiera nel caso che ci fosse bisogno di fermare l'interrogatorio perchè lui i malati li curava e non li uccideva. Martha era coricata sul suo letto, gli occhi chiusi e si notava solo il suo petto che si alzava e si abbassava a seconda del rerspiro. L'infermiera si avvicinò al letto e con delicatezza la svegliò dicendole che queste persone le volevano parlare.
Martha, aprì gli occhi, guardò prima l'uno e poi l'altra e aiutata dall'infermiera si mise più comoda. L'interrogatorio era appena incominciato quando al commissario suonò il cellulare. Uscì dalla porta , scusandosi e quasi subito si precipitò dentro dicendo che i bambini erano stati trovati. Ovviamente sia il commissario che Suor Paola si indirizzarono al commissariato e durante il tragitto le diede tutti i particolari. I bambini non erano stati trovati casualmente dalla polizia, ma erano stati avvertiti da una telefonata anonima. Una voce fermminile aveva detto che li si potevano trovare seduti su una panchina del parco e vicino all'area giochi. All'arrivo della pattuglia avevano trovato la panchina desolatamente vuota e stavano pensando ad uno scherzo macabro, quando un agente si era accorto di loro che stavano giocando nella sabbia con degli altri bambini. Si erano avvicinati e con delicatezza , senza spaventarli, li avevano caricati sulla macchina e adesso rano in una saletta a mangiare qualcosa. Sia il commissario e la nostra suora furono sollevati nel vedere che nel complesso stavano bene anche se erano in attesa di essere visitati da un pediatra. In quel momento, entrò quasi correndo, la loro madre adottiva che inginocchiandosi e piangendo li stava abbracciando . Dopo la visita del pediatra e il ritorno dei bambini a casa loro, il commissario si fece passare la scientifica e si fece portare il nastro della telefonata registrata. La ascoltarono molte volte, ma non si sentiva niente di particolare. La voce della donna non presentava cadenze dialettali o straniere, non era agitata nel tono di voce e non era durata abbastanza per poter definire un luogo ben definito della sua partenza. Va bene che il cellulare si era agganciata ad una cella, ma questa copriva una larga zona. Passarono così 3 giorni, le indagini andavano avanti a rilento e non vi era niente di sospetto o anomalo. I conti bancari della madre adottiva erano stati sbloccati, ma non vi erano segnalati movimenti di prelievo per eventuali pagamenti di un riscatto. Insomma la polizia, come si dice in questi casi, brancolava nel buio. Suor Paola non era convinta di una cosa e senza dire niente al suo amico commissario, ando' a trovare Martha che stava per essere dimessa. La Suora era convinta che Martha sapesse molto di più di quello che affermava. Non credeva che questo rapimento perchè era così da considerare questa cosa, fosse avvenuto per avere del denaro, ci doveva essere qualcosa di più importante e forse più profondo. Con la sua solita aria innocente si presentò in ospedale durante l'ora di visita e si diresse verso la camera ancora occupata da Martha. Quando entrò la salutò e le chiese come stava e quando sarebbe stata dimessa. Parlarono del più e del meno, poi Suor Paola indirizzò le domande sull'argomento che a lei interessava maggiormente: il famoso rapimento anomalo. Martha, convinta che anche le suore potessero confessare e quindi doversi attenere al segreto confessionale, piano piano si aprì e si sfogò. Disse che nella vita , prima o poi, tutti noi facciamo degli errori che ci avrebbero fatti star male. Un errore lo si poteva fare in buona fede, credere una cosa e poi risultare un' altra oppure un errore lo si poteva fare per inesperienza o per la giovane età. In tutti questi casi che cosa poteva e doveva fare la legge? Un giudice chiamato a giudicare una persona uomo o donna che essa sia che aveva sbagliato, doveva giudicare e condannare secondo ciò che dice la legge, oppure poteva giudicare e condannare ragionando sia con la legge e unendo pure la propria coscienza. In poche parole: un giudice prima di condannare non sarebbe meglio se si chiedesse che cosa avrebbe fatto lui al posto dell'altro. Una domanda che forse non avrebbe mai avuto una degna risposta. Suor Paola, le chiese che errore poteva essere stato fatto da causare un così forte malessere interiore. Martha la guardò negli occhi e dopo un attimo di riflessione , ricominciò a parlare. Supponiamo che una ragazza, per una sbandata amorosa, rimane in stato interessante e che quello che l'ha messa in quello stato sia scappato perchè non si voleva prendere le sue responsabilità. La ragazza è sola al mondo, rimasta orfana da giovane e che ha vissuto in alcune case-famiglia. Riesce per un po' a tenersi con se i suoi figli, ma poi le vengono sottratti e messi in affido. La ragazza non può fare nulla e alla fine scappa. Si fa un'altra vita, ma il suo pensiero è sempre ai suoi bambini. Li cerca, ma si trova sempre tutte le porte chiuse e non sa più che cosa fare.Tutto questo va avanti per mesi e mesi, fino a quando, per uno scherzo del destino, li vede insieme ad una donna che alla fine viene a sapere che è single ed è una donna in carriera. Come fare ad avvicinarla, si chiede la ragazza? Sicuramente non avrà bisogno di tate o baby -sitter, talmente è agiata. Li vede spesso insieme tutti e tre al parco, vede che la madre adottiva li adora, li tratta come se fossero figli suoi, ma questa ragazza vorrebbe tanto stare vicina a loro.Starci vicina anche senza far sapere che la vera mamma è lei. Il destino vuole che la madre adottiva cerca una nuova tata e lei prontamente si fa avanti e viene assunta. Inizia per lei una nuova vita: finalmente vicina ai suoi bambini! E' felice, ogni giorno li vede crescere, li vede felici e pure lei lo è. Però un giorno si accorge che tutto questo non basta e li vuole per sempre con se.Si fa aiutare, ma poi si pente perchè vede che la madre adottiva sta male e pure i piccoli chiedono di tornare a casa loro. Come fare per evitare la galera e di poter ritornare a stare vicina a loro? La sua disperazione non viene dal carcere che dopotutto lei è la prima a dire che se lo merita, ma da dover stare ancora lontana da loro e sicuramente di perderli per sempre. Suor Paola , capendo tutto, le disse che si può sbagliare benissimo per il troppo amore e l'unico modo per sperare in una conclusione positiva non era quella di parlare con lei, ma ripetere la stessa cosa a chi di dovere sperando , poi ,nella loro comprensione. Martha la guardò negli occhi , fece un sorriso mesto e disse: Sia fatta la volontà di Nostro Signore. Martha due giorni dopo ripetè la stessa cosa davanti al commissario e alla madre adottiva. Fu una lunga confessione dove Martha non fece i nomi di chi l'aveva aiutata. Si disse pronta a scontare la pena e chiedeva il perdono alla madre se aveva sofferto troppo a casa sua. Non ci furono processi e condanne. Martha fu riassunta e le fu detto: l'amore di due madri è sempre meglio di una solamente. Anche il troppo amore fa commettere errori.